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Benvenuti in N.Y.S. Servizi per la Nautica da Dipoirto
   
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-CURIOSITA':

Riportiamo in questa sezione alcune curiosità legate  al nome del sito, Nostromoweb, alla N.Y.S.  (Nostromo Yachting Services) come agenzia di servizi, nonché  da un grande legame personale. A titolo di sola informazione, le notizie sotto riportate sono state tratte da Wilkipedia, ed elaborate dal sottoscritto con informazioni aggiuntive prettamente pertinenti alla mia professione.

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- CHI E' IL NOCCHIERE(O NOCCHIERO):

Nocchiere o nocchiero, deriva dal greco Ναῦς "nave" e Κλῆρος "sorte, proprietà" per cui ne deriva il termine più comune di “Padrone” es. Padrone di imbarcazione, colui che al timone conduce un imbarcazione. Nel gergo marinaresco, è attribuito a colui che  è incaricato del governo e dei servizi di bordo di un imbarcazione o di una nave. E’ il “Marinaio” per eccellenza. Egli è uno specialista a bordo delle navi e delle imbarcazioni a vela e delle barche in genere. E’ colui che ha una buona dimestichezza con la navigazione, sia a vela che a motore, anche se non è ancora in grado di assumere stabilmente il comando di un’imbarcazione. Conosce l’uso delle vele, le andature, i venti e gli ordini di manovra. Conosce gli ordini a fischio (come ad esempio su Nave Vespucci, dove ordini e manovre vengono impartiti a suon di fischio dal Nostromo). Conosce gli elementi strutturali della nave, le evoluzioni della stessa, gli organi di governo, eliche e timone, e gli effetti di questi sulle evoluzioni  della nave o dell’imbarcazione alle varie andature. Conosce le norme di precedenza in mare(abbordi in mare) e le dotazioni di sicurezza di una barca a vela ed a motore;  ha buone nozioni di meteorologia, carteggio e orientamento (anche con le stelle). Ha buone nozioni di nautica e sa leggere le carte nautiche per cui conosce gli strumenti e sa fare il rilevamento del punto nave, sa seguire la  bussola per seguire una rotta assegnata. Sa eseguire gli ordini di manovra in tutti i ruoli della nave e collaborare alle manovre di recupero di uomo in mare, sa lanciare una ciambella di salvataggio, se è in navigazione  sud una imbarcazione, sa come recuperare il naufrago. Sa dare e prendere rimorchio, sa andare alla fonda ed eseguire manovre di fonda con l’ancora,  si occupa dell’ormeggio e del disormeggio da moli, banchine, pontili, gavitelli e boe. Partecipa al servizio espletato al timone (il più capace espleta servizio come timoniere di manovra, impegnato in acque ristrette, accesso ed uscita dai porti o manovre di affiancamento ad altre unità) o alle manovre di forza in genere eseguite con paranchi o gru. A bordo delle Unità Navali della Marina Militare è padrone delle imbarcazioni quando ne è addetto alla condotta e come tale ne è responsabile sia della stessa imbarcazione che delle persone o cose che trasporta. Il nocchiere si occupa della manutenzione e della pitturazione della nave, ne cura la parte estetica, la pulizia e previene l’insorgere di ruggine nello scafo,  esegue manutenzioni su tutti gli strumenti ed accessori che sono in dotazione alla nave ed in particolar modo del servizio marinaresco di bordo quali: Maniglioni, grilli, cavi d’acciaio, cavi in genere, bitte, bozzelli, paranchi, catene, golfari, ecc.
Dal dizionario della lingua Italiana la parola Nocchiere significa: Colui che governa una nave o altra imbarcazione, timoniere, traghettatore, anche in senso fig. capo, condottiero. Traghettatore, ci richiama in mente la figura mitologica di Caronte, nella “Divina Commedia” di Dante, il quale traghettava le anime attraverso il fiume Acheromte verso l'Ade(regno degli inferi).

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- CHI E' IL NOSTROMO:

Il nostromo o primo nocchiere di bordo (nostro padrone, colui che anticamente sovraintendeva e dirigeva la ciurma)  è il più esperto dei sottufficiali adibiti al servizio di coperta di una nave Militare ma è una figura che appartiene anche alla Marina Mercantile con pari requisiti e compiti. Nei porti esiste anche la figura del nostromo di porto(nostromo di banchina):  presiede a terra ai servizi di ormeggio e disormeggio delle navi (che materialmente vengono eseguiti dagli ormeggiatori  o dal  personale marittimo da egli coadiuvato)
Oltre ad essere il depositario delle conoscenze tradizionali dell’ arte marinaresca è figurativamente indicato come personaggio rozzo, selvaggio e sbrigativo, in tempi antichi era colui che all'ordine del Capitano incitava la ciurma all'arrembaggio.
 “Nostromo, uomo rozzo e selvaggio, che con urla e grida incita la ciurma all’arrembaggio.”
Secondo una "battuta" che circola in ambiente militare il nostromo è definito (sicuramente a torto) come uomo rozzo, ignorante ma allo stesso modo carismatico, addetto al governo della nave ma soprattutto della ciurma di cui ne è saldo punto di riferimento. Il nostromo è sicuramente il custode dell’atavico legame tra uomo e mezzo navale, fin dai tempi in cui l’uomo imparò a condurre un “legno” sulle acque. A bordo delle Unità navali, sovraintende e dirige alle manovre di ormeggiodisormeggio, coordina con la plancia l’ormeggio alla fonda della nave con ancora,alla presa di boa e al disormeggio della stessa, è responsabile dei punti di forza e delle manovre con argani, vericelli, paranchi e gru. Custodisce tutti i libretti matricolari delle imbarcazioni di bordo, dei mezzi di salvataggio collettivi ed individuali. E’responsabile della messa in mare di imbarcazioni , attrezzature  ed apparecchiature. Dirige e sovraintende ai lavori di manutenzione e pitturazione. Coordina i lavori della nave in bacino di carenaggio o negli arsenali di lavoro, e sovraintende al carico e allo scarico di merci e materiali. E’ responsabile del piano di carico della nave, ed a bordo delle Unità navali militari è depositario delle certificazioni di collaudo di tutte le apparecchiature di forza, sia manuali che elettro-meccaniche di bordo, di tutti gli attacchi di forza e di tutte le dotazione a carico del Servizio Marinaresco. Particolare nota va al nostromo della Nave Militare Amerigo Vespucci, depositario assoluto dell’arte marinaresca, istruttore, guida, e patriarca di tutti i nocchieri, passati e futuri.
Tra i vari personaggi della storia ricordiamo il nostromo di Enea, Palinuro, che la leggenda vuole sepolto su di un promontorio del Cilento al quale fu dato il suo nome (Capo Palinuro).

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- YACHTING O NAUTICA?:

A forza di sentir parlare di nautica in crisi, di porti affollati e di prezzi  esosi, di un bel po' di esibizionismo condito in salsa televisiva, con molta moda o "lifestyle", mi e' venuta voglia di far un po’ di chiarezza. Intanto è' vero che la nautica di presenza, usa e getta non ha senso, ma forse a noi  non interessa  la nautica ,  interessa lo yachting.
Si tratta di intendersi sul significato delle parole e di uscire, una volta per tutte da un vocabolario esclusivamente commerciale, tutto vendere e comprare.
Se si ragiona solo in termini di affari, è facile parlare del primo yacht come regalo fatto ad un sovrano, oppure di yachting come un modo per ricchissimi gentiluomini, ma sarebbe meglio parlare di uomini d’affari, per sfidarsi in gare commerciali e unire l’utile (gli affari) al dilettevole, (stare in cabina sorseggiando il tè mentre i marinai professionisti si dannano sulle manovre  della loro  “nave” da regata.
E’ indicativo un aforisma inglese in cui si racconta di un capitano al timone di un grande yacht, che sente la bellezza del momento, del mare del vento e della barca, fino a convincersi a far partecipare l’armatore a questa sua profonda gioia,  per cui gli chiede: “-Vuole prendere il timone, Sir?- e il nobile e ricco armatore, forse distratto, gli risponde: “- No grazie, non prendo mai niente  prima delle dieci!”-. Ripeto:  questo non è  yachting, è nautica,  nel caso specifico, di lusso. È  nautica,  quello presentata  dalle riviste televisive stile “Yacht & Sail”. Per loro  lo “yacht” è un motoscafo cabinato di grandi dimensioni e “sail” è quasi sempre una barca da regata a velica travestita da crociera. Il tutto legate dalla &, appunto, commerciale. Il mare e la vela qui hanno  un’importanza marginale, è una seccatura, qualcosa che non si può comandare a piacimento, del tipo” -Prego, mi faccia un mare forza x con un vento da x gradi di direzione, che mi garantisce la riuscita della manifestazione e il pieno successo delle iniziative laterali (gare di cucina, vendita di prodotti locali, sfilate di moda con interessi vari ecc.) A guardare bene la nautica si manifesta, con abitudini molto diverse dallo yachting; si vive campeggiando nei marina, si esce la mattina tardi per andare a fare il bagno a tre  o quattro miglia di distanza, si rientra velocemente, tutti  insieme, doccia, cambio di vestiti, cena al ristorante del marina e notte nei locali, il tutto senza uscire dallo spazio portuale. È lo stesso comportamento e lo stesso spirito di chi fa la vacanza nel villaggio turistico in qualche paese esotico, senza mai uscire dal recinto del villaggio, in parte per paura delle eventuali aggressioni, ma sostanzialmente per disinteresse nei confronti della vita e della cultura del  paese che ci sta ospitando.
Nella nautica, così come viene percepita e praticata, si ripetono gli schemi del modo di lavorare occidentale; presenzialismo, ostentazione di successo, consumo, competitività tranquillamente oltre i limiti della correttezza applicate alle regate o altre gare, visibile mentalità automobilistica specialmente  al momento del rientro in porto.
Lo yachting è altra cosa. Intanto l’appassionato di yachting tende a preferire la rada al marina, raramente ha interesse per i diversivi offerti dai porti turistici prefabbricati, ricerca invece la bellezza dei luoghi e le loro caratteristiche specifiche, facendo un turismo più colto.
Lo  spirito autentico dello yachting  nasce fra le due guerre e raggiunge il suo apice  intorno agli anni settanta. Lo yachting e' amore del mare e del  vento, del viaggio e della solitudine fino al prossimo scalo, che sia per poche ore o molti giorni non fa' differenza. E' una esperienza intima, lo sviluppo di una passione simile, ma sostanzialmente diversa da persona a persona, perché un tramonto, un'alba sul mare, uno sguardo, la visione di una costa rocciosa, una tempesta, un colpo di vento regalano sensazioni diverse a persone simili, unite da una cosa comune: il viverle a bordo di una barca. E questa barca non e' un galleggiante qualsiasi, ma e' lo yacht. Ed  è sinonimo di libertà, di partire quando si vuole, andare dove  ti porta il tempo ed il mare, privo della schiavitù dell’orologio, degli impegni e soprattutto delle vacanze organizzate a pacchetto.
Non importa se è grande o e piccolo, se è di legno o di metallo, se è fatto da un cantiere o è autocostruito, se è un modello unico o se esce da uno stampo, lo yacht è tale perché è amato dal suo proprietario, che lo cura, lo modifica, a volte lo trasforma per adattarlo ai suoi desideri e alle sue piccole o grandi navigazioni. E per il suo armatore, il proprio yacht è il più bello del mondo, quello più amato, tanto da far ingelosire la propria compagna, qualche volta persino a ragione. E quando lo vende, magari per ordinare al progettista di fiducia qualcosa di ancora più bello, si preoccupa che il nuovo armatore ami davvero quell’oggetto, ed è disposto a cedere se indispensabilmente sul prezzo, pur di ottenere questo risultato.
Uno yacht è stato sicuramente il Joshua di Moitessier, ma lo era altrettanto il Trekka di Jhon Guzzwell, ma anche Il Golden Lion di Alex Carrozzo, per parlare di marinai conosciuti e passati alla storia, ma anche il Wanda di Henry Wakelam, amico di Moitessier, che non ha mai scritto un riga su di sé e la sua bravura di costruttore, di marinaio e di principe nell’arrangiarsi con i materiali di fortuna.
 il Terra-nova, cutter in ferro di sette metri e mezzo, autocostruito da Alfredo Nannetti che ha viaggiato sino alle isole Azzorre è uno yacht; e lo è anche L’alpa 7,40 di serie, di Germano Gambino, che non era un marinaio di formazione, ma è partito dalla sua Sicilia diretto verso l’atlantico  fino all’isola di Tortuga.
E sono yacht i pivieri, i bisso two,   I nytec,  e tutte le barche in plastica, nuove o vecchie, che hanno la fortuna di essere amate e quindi curate dal loro proprietario.
Infine non importa quanto sono costate. Nessuno non potrà mai dire che le tre passere lussignane costruite in lamellare su disegno di Sciarelli dal Cantiere alto adriatico di Monfalcone non siano yacht bellissimi, e in fondo costano quanto una barca di serie lunga un metro e mezzo di più. E lo stesso discorso può essere fatto per il cat boat “Difference” del cantiere Colombo, che ha lo scafo in vetroresina. Ma se queste barche vengono abbandonate 350 giorni all’anno, cessano di essere yacht e diventano solo oggetti inanimati e  tristi.
Anche sulle dimensioni dello yacht ci sono tante falsità. Non è affatto vero che più è vecchio il proprietario più deve essere grande la barca, casomai è vero il contrario, perché quando occorrono tanti servomeccanisismi per  navigare,  aumenterà anche lo possibilità di guasti fino a ridurre al minimo il tempo fuori del porto. Le dimensioni dello yacht dipendono esclusivamente dal programma di navigazione che interessano all’armatore. Un sei metri è piccolo per fare il giro del mondo, ma un quindici metri è inservibile  per entrare in piccoli porti o in rade dal basso fondale.
E sicuramente una barca di cinque, sei, sette metri , può essere caricata su un carrello e portata dal mare al lago e viceversa. Allo fine il suo proprietario riuscirà a fare più navigazione, o più yachting se preferite, rispetto a un altro che ha un dieci metri.
A pensarci bene non c’è nemmeno una grande differenza fra altura e crociera costiera. Cambia solo il tempo che trascorre fra uno scalo e l’altro e una maggior preparazione richiesta dal fatto di non potersi rifugiare preventivamente in un porto e di dover affrontare la tempesta quando arriva. In fondo tra la barca più piccola per l’altura e la carrellabile più grande e minima. Sono entranbi yacht, amati, curati, preparati con passione ed esperienza. In caso contrario sono solo barche da usare per fare nautica, quando non c’è di meglio da fare.
Infine le note dolenti: in Italia è quasi impossibile fare Yachting.
Ho letto articoli di quasi trenta anni fa, che chiedevano di scongelare la navigazione da diporto, di renderla più fruibile alle persone comuni, evitando tutti quei sistemi per gonfiare i costi all’appassionato. Invece, come tutti sanno, la cosa è andata all’opposto, la vacanza organizzata con annesso pacchetto nautico è stata imposta con la forza, per cui il possesso dello yacht è diventato proibitivo. Si vendono o si affondano le barche piccole, cacciate dai porti diventati marina di lusso e si viene spinti verso un costoso, quanto affollato noleggio.
Resta la possibilità di tenere la barca su un carrello e accettare di fare dei lunghi viaggi per andare all’estero oppure aspettare il fuori stagione. Una barca non carrellabile và tenuta in Corsica o in Croazia. A quel punto, però, si può anche decidere di battere la bandiera di altre nazioni, meno prepotenti  con i loro cittadini.
Queste cose mi fanno tristezza, soprattutto perché non vedo una possibile inversione di tendenza, come non la vedo per altre situazioni, dall’inquinamento, all’amministrazione della giustizia.
Eppure non ci sono mancati le idee e gli esempi e di persone capaci e brave umanamente.
Nello yachting, la piccola crociera costiera e la grande altura si incontrano, sono entrambe alla ricerca di una umanità perduta, di spazi piccoli e del respiro dell’oceano, di gente vicina e lontana, di solitudine del viaggio e di compagnia trovata o ritrovata al prossimo scalo.
Ho una vecchia fotografia presa dalla “Zattera” di Fogar che raffigura l’autore e Mauro Mancini che si danno la mano prima di partire per l’ultimo viaggio del Surprise, che costerà la vita all’ideatore dei Navigare lungocosta.
Mi ha sempre fatto l’effetto di un incontro simbolico tra la passione per le piccole navigazione e la grande altura, che  sono  due momenti diversi  ma forse identici della stessa passione.
Dovunque siate, buon viaggio Mauro, buon viaggio Ambrogio.

Articolo scritto dal Sig.Alfredo Vincenti il 04/07/2009 a cui va il mio sentito ringraziamento per avermi concesso il piacere di pubblicarlo in questa sezione. Il presente articolo e pubblicato e visibile al seguente indirizzo:
 
  


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